NewsTrend

Un Bad Trip nell’Analfabetismo Funzionale in Italia

Certe volte, alcune problematiche che riguardano il nostro Paese risorgono:

lasciate per anni nel dimenticatoio, poi ritrovate e adattate alle esigenze del momento.

In certi momenti l’Italia mi ricorda le scatole dei biscotti al burro danesi:

sono le 3:00 di notte, non sei cosciente di quello che fai o di quello che sei, hai solo un buco nello stomaco da colmare con qualsiasi cosa sia vagamente commestibile.
Vedi quella scatola blu, ti aspetti di trovare dei biscotti al burro, ma invece:

la genesi del #maiunagioia

Ed è così anche in questo momento di crisi: dalla scatola dei biscotti danesi è uscito fuori un “nuovo, vecchio argomento”,

l’analfabetismo funzionale.

L’esigenza di tirare fuori un argomento come questo, in un momento come questo, deriva dal fatto che, a quanto pare, una grossa fetta della popolazione italiana non è in grado di capire un semplice discorso del Presidente del Consiglio, un articolo di giornale, un comunicato stampa o un articolo di un qualsiasi blog come il nostro.

Io ho più o meno le prove empiriche di tutto questo, ma prima di mostrartele, cercherò di spiegarti di cosa sto parlando esattamente.

Definizione di Analfabetismo Funzionale

L’Unesco nel 1984 ha utilizzato questa definizione per Analfabetismo Funzionale:

la condizione di una persona incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità.

In breve, non si tratta di non saper leggere e scrivere, ma di non capire al 100% il significato di quello che si sta leggendo. Andando più a fondo nella definizione, ho trovato un’altra caratteristica da tenere bene a mente quando si parla di analfabetismo funzionale.

Un’analfabeta funzionale solitamente possiede:

“scarso senso critico, tendenza a credere ciecamente alle informazioni ricevute, incapacità di distinguere notizie false dalle vere e di distinguere fonti attendibili e inattendibili”

Tieni ben presente le ultime parole di questa frase.

Analfabetismo Funzionale in Italia

Starai sicuramente pensando che questo fenomeno non riguarda un Paese civilizzato come l’Italia o che, magari, riguardi soltanto una piccola fetta della popolazione.

Prima di incontrare il mio professore di scrittura sul Web, Alfonso Cannavacciuolo, lo pensavo anche io.

I dati dell’OCSE (organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che stai per leggere potrebbero turbarti.

La capacità di leggere, comprendere e valutare un testo scritto, viene definita (a livello internazionale), Literacy.

La Literacy è divisa in cinque livelli (da 1 a 5): il livello 3 è ritenuto il minimo indispensabile per vivere e interagire nella società attuale, quindi il livello minimo per comprendere il senso di quanto si sta leggendo (che sia un articolo di blog, un modulo da compilare o un discorso del Presidente del Consiglio) ed essere parte attiva della società.

Secondo l’indagine PIAAC, Il 70% della popolazione italiana (nella fascia d’età 16-65 anni) si colloca al di sotto del livello 3 (fonte).

Ora che ti ho terrorizzato per “benino, ino ino” ti spiego il vero motivo di questo articolo.

Analfabetismo Funzionale e Social Network: la nostra esperienza

Qualche giorno fa ho pubblicato un articolo dal titolo “Coronavirus e 5G: il complotto finale”, in cui, in maniera palesemente ironica, ho analizzato le teorie del movimento “No al 5G”.

Ho pubblicato l’articolo sulla pagina Facebook di How to Social, lanciato una piccola sponsorizzazione, ed improvvisamente da piccolo blog, siamo passati a “testata finanziata dai poteri forti”.

zurlìììììì!

MEA CULPA.

Io non lo sapevo, non lo immaginavo e non credevo al 100% a quanto avevo letto e studiato.

Ho capito che i miei errori sono stati sostanzialmente due:

  1. Aver dato per scontato che l’ironia era palese;
  2. Aver dato per scontato che una fetta di utenti leggesse (senza fermarsi al titolo) il testo dell’articolo in questione.

? Onde Radio, Finte Epidemie ed Elon Musk:abbiamo analizzato la madre di tutte le teorie complottistiche ?(tagga nei commenti il tuo amico complottista) ???

Posted by How To Social on Wednesday, April 8, 2020

Cosa è successo dopo la pubblicazione dell’articolo?

Sono tre le reazioni che si sono palesate dopo la pubblicazione dell’articolo “Coronavirus e 5G: il complotto finale”, che non so per quale motivo, mi è venuto in mente di associare a personaggi dei cartoni animati, complicandomi notevolmente la vita.

La Reazione Lisa Simpson

Si tratta di chi ha riconosciuto l’ironia in maniera palese, apprezzando o meno il contenuto dell’articolo. Un editoriale può piacere o non piacere e il mio scopo non è piacere a tutti (e non siamo mica fanpage).
Questa è la democrazia: se hai tempo e voglia leggi qualcosa, commenti, condividi, apprezzi o non apprezzi.

Fin qui tutto bellissimo.

ti ricordi l’angioletto che abbaia?

La Reazione Stan Smith

Si tratta di chi non ha letto per niente l’articolo, ma l’ha preso comunque per buono: qui iniziavo ad avere paura/sentirmi in colpa.
Una grossa fetta di utenti su Facebook (circa 100 condivisioni su 135), ha condiviso l’articolo pensando che fosse un editoriale “contro il 5G”, basandosi esclusivamente sul titolo (che continuo a pensare sia palesemente ironico).

Guardando quanto accadeva, la mia reazione è stata strana.

Ho contattato amici, parenti e addirittura i miei vecchi docenti con cui ho studiato comunicazione, perché mi sentivo in qualche modo in colpa.
Mi domandavo come fosse possibile: ho scritto un palese articolo per ridicolizzare una cosa e le persone lo usano per l’esatto contrario?
Il mio problema era sempre lo stesso: la parola “palese”

ogni palese riferimento all’americano medio, è palesemente casuale.

La Reazione Eric Cartman

La mia preferita: chi ha letto l’articolo e ha pensato comunque che fosse contro il 5G!

La mia reazione è stata praticamente identica alla precedente, ero solo sbigottito (ho sempre sognato di usare questa parola in un articolo) di un 20% in più.

della serie: mi sveglio la mattina e devo incazzarmi con qualcuno/qualcosa

Le Prove Empiriche

Questo è nella pratica quanto è successo, senza ovviamente tenere conto di chi ci ha accusati di lavorare per “i poteri forti” o di prendere fondi da chissà quale multinazionale.

Ma io ti avevo promesso una prova empirica e anche se a finanziarmi sono i poteri forti, amo mantenere le promesse.

È stato un viaggio lungo e quindi faccio un breve riassunto: ho scritto un articolo “palesemente” ironico sulle tante persone che si uniscono ai movimenti su Facebook “No al 5G”, facendo notare in ogni modo che le “fondamenta” su cui si basano le loro credenze, non sono per nulla scientifiche.

Ho pubblicato l’articolo sulla nostra pagina Facebook e fatto partire una piccola sponsorizzazione (con un target abbastanza ampio, ma non mirato ai “complottisti”).

Tutto quello che è successo dopo, è storia:

La Fine del Viaggio

Non deve essere certamente un piccolo content creator come me a “lanciare l’allarme”, anche perché, soprattutto le grandi piattaforme (come Facebook e Google), stanno portando avanti molte iniziative per combattere le Fake News o limitare le fonti dubbie.

La riflessione è ovvia: un articolo “palesemente” ironico di un piccolo blog come il nostro, con una spesa di sponsorizzazione minima, ha probabilmente influenzato in negativo qualcuno.

Mi spiego meglio: 134 condivisioni su Facebook vuol dire che potenzialmente l’articolo è arrivato a migliaia e migliaia di persone, ma con il messaggio sbagliato.

Guarda questo esempio:

how to non usare i social

La persona in questione ha condiviso un articolo assolutamente contrario al movimento No al 5G, diffondendo invece un altro tipo di messaggio.

Cosa vuol dire?
Che non ha letto l’articolo? Che non ha capito l’articolo? Che si è fermato al titolo e non ha capito nemmeno quello?

Non lo so, ma non ho potuto fare a meno di sentirmi un po’ in colpa, ma non per i contenuti che ho pubblicato sia chiaro (in realtà non lo so neanche io il perché).

2+2= 5

Non è solo una canzone dei Radiohead, ma un semplice e personalissimo calcolo ipotetico che faccio ogni giorno quando apro Google News.

(Quanto segue non è frutto di alcuno studio scientifico o di analisi statistiche, ma solo di una mia personale riflessione)

Se per ogni due articoli pubblicati sulle grandi testate italiane, ci sono (potenzialmente) quasi due persone che non capiscono al 100% ciò che leggono e condividono le notizie sui social facendo passare un messaggio sbagliato, potenzialmente, potrebbero influenzare in negativo il pensiero di un altro numero di persone ( =5 è prettamente simbolico).

Ci penso ogni mattina e ogni volta che scrivo qualcosa e non mi piace per niente, ma più o meno, dati alla mano, è uno scenario più che possibile.
E non posso fare a meno di sentirmi come un delirante Benicio Del Toro al Circo Bazooko:

ne hai presa troppa..

Siamo alla fine del viaggio, io non ho alcuna soluzione a tutto ciò e noi di How to Social speriamo di non aver offeso nessuno.

Abbiamo cercato, come sempre, di fare estrema chiarezza con i dati più scientifici possibili, su un argomento di cui si dibatte tanto, ma sei libero di non credere ad una sola parola di quanto ho detto.

Solo, ti prego, non condividere questo articolo se sei contro il 5G!

Payin’ attention

About author

Content Creator, Social Media Manager, Blogger e Docente. Sono nato Freelance e morirò da Freelance!
    Ti può interessare
    NewsSocial

    Nuovi Font su Instagram: ecco come averli

    News

    Arrivano gli Instagram Badge: ecco cosa sono

    NewsSocial

    Perché non puoi più scaricare l'App Reports+ per Instagram

    Trend

    Conte chiama Fedez: perché ne dobbiamo parlare?

    Hai domande da farci?
    Saremo felici di risponderti.

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *